Da Paestumanità a FestambienteSud: cultura e tutela dal Tirreno all’Adriatico

festambientesud-2012_web-e1339580363799Paestumanità sarà presentata sabato 29 dicembre nell’ambito della II edizione di FestambienteSudWinter: una kermesse che anticipa in versione invernale la festa estiva di Legambiente nel foggiano, con ospiti illustri e dibattiti aperti a tutti, Bacco, la Musa e il Patrimonio. Il convegno “Da Paestumanità a FestambienteSud: cultura e tutela dal Tirreno all’Adriatico” vedrà la partecipazione di Valentina Del Pizzo. Qual’è il filo condutture che lega Paestumanità con il Gargano e Monte S. Angelo in particolare? In primis Legambiente, promotrice di una cultura ambientalista “di sistema”, in cui l’azione locale diventa la necessaria realizzazione pratica e contestuale di una riflessione articolata, che tiene conto delle grandi dinamiche che attraversano l’ambiente naturale e quello degli uomini, le città, i sistemi politici e sociali. E poi l’UNESCO: entrambi siti dichiarati patrimonio mondiale dell’Umanità, Monte S. Angelo e Paestum saranno al centro di una riflessione intorno allo stato di conservazione di questi beni e delle rispettive proposte di rilancio. Paestum, città sibarita fondata alla fine del VII sec. a.C. lungo la foce del fiume Sele, è di recente al centro del dibattito nazionale per un progetto di azionariato ambientale, lanciato da Legambiente lo scorso marzo, e che intende raccogliere i fondi necessari per comprare i terreni di proprietà privata presenti all’interno delle mura antiche – 95 ha su un totale di 120, un mosaico di appezzamenti sottoposti ad uno stress gravoso per le evidenze antiche, che vengono distrutte dai mezzi meccanici e nascoste da baracche e da allevamenti, negando al visitatore la percezione del contesto urbano antico, con le sue mura e il centro cittadino, che sembrano essere irrimediabilmente separati da una strada ottocentesca e da cancelli e negozi di chincaglierie. Dura la reazione dell’amministrazione locale e degli addetti ai lavori direttamente coinvolti nella gestione del sito davanti ad una simile proposta di risoluzione che contempla forme di «democrazia partecipativa»: il regime privato cui è sottoposto il sito potrebbe essere sostituito da una forma di proprietà collettiva, data anche la mancanza di fondi che pesa sulle scelte della Soprintendenza al riguardo. Paestum potrebbe essere resa così più fruibile a tutti, nulla negando al lavoro svolto con merito da professionisti ed archeologi nei 25 ha di proprietà del Ministero dei BB. CC. nel corso degli ultimi anni. Le istituzioni per una volta potrebbero stare dalla parte del cittadino ed evitare di tracciare l’ennesimo solco tra i primi 350 sottoscrittori di Buone Azioni per Paestumanità e chi li dovrebbe rappresentare e sostenere, non molto diversamente da come la strada dell’ingegner Petrilli ancora separa il santuario urbano da Porta Sirena. Vi aspettiamo a FestambienteSudWinter.